La Gilda, termine di origine incerta (forse dal germanico gelten, “valore”, o dall’anglosassone gylta, “società religiosa”) era una
corporazione tipicamente germanica che si sviluppò a cavallo del I millennio.
Praticamente definibile come corporazione di arti e mestieri, era una
associazione tra tutti coloro che esercitavano una determinata professione.
Nella forma originaria, la corporazione era costituita da gruppi di individui legati
da uno spirito di reciproca mutua assistenza proprio nella difesa dei suoi
aderenti, accomunati dalla stessa confessione religiosa. Fu nell’Inghilterra
dell’anno Mille, che nacquero i primi statuti delle gilde inglesi, esse
comprendevano specifici patti di assistenza tra gli aderenti (ad esempio contro
gli incendi delle abitazioni, che erano per lo più in legno, o per la
riparazione di offese subite dai membri).
Risale al 1087 la prima gilda di
mercanti, come quella degli artigiani (nella fattispecie quella dei tessitori
di Oxford), che si costituì intorno al 1100, sotto il regno di Enrico I. In
questo e nel secolo successivo, le gilde presero piede anche in Germania (dove
furono chiamate anche gildae mercatoriae)
e nelle Fiandre; collateralmente si svilupparono altri tipi di associazioni
come le hanse, che differivano per
caratteristiche particolari, spesso non ben definite. Riprendendo alcuni
aspetti di associazioni professionali dell’antichità, le gilde ebbero
inizialmente un carattere religioso, come associazioni di preghiera e di mutua
assistenza (VIII-IX secolo).
A partire dall’XI secolo, comparvero invece le
vere gilde mercantili che, in un periodo di debolezza delle strutture statali,
assunsero il compito di regolamentare le singole attività professionali,
ricevendo spesso riconoscimenti ufficiali e privilegi, quali il diritto di
stabilire prezzi e salari e verificare pesi e misure. Molto diffuse, soprattutto
nella regione renana, le Gilde confluirono nel più vasto movimento associativo
interno alle città, che diede vita progressivamente alle autonomie cittadine e
comunali; l’amministrazione dei commerci da parte delle gilde fu anzi, in
alcuni casi, il primo elemento di un vero autonomo governo comunale.
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Gilda di costruttori di cattedrali nel Medioevo |
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Tagliatori di pietre al lavoro |
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Stemma dei Maestri di Pietra, chiesa di OrSanMichele, Firenze |
Talvolta esse si ampliarono al punto tale, da riunire mercanti di diverse città, come nel caso
della celeberrima lega anseatica. La
difesa dei propri privilegi le pose però in diversi casi, in contrasto proprio
con gli organismi comunali. Attorno al XV secolo la loro importanza diminuì, trasformandole
nuovamente in associazioni a carattere religioso. Anche in queste associazioni,
la dottrina massonica ha identificato talvolta le proprie radici, collegandole
anche con le corporazioni di artigiani e scalpellini legati alla costruzione
degli edifici sacri, ed allo splendido periodo dell’architettura gotica.
Le
cattedrali stesse (come sappiamo), infatti, sono dei veri e propri libri
scritti nella pietra, in grado di tramandare straordinarie conoscenze che solo
poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari avrebbero potuto
comprendere, fra questi, forse, anche gli appartenenti alle Gilde come gli
architetti che le avevano edificate che sapevano di dover essere esattamente
coerenti col modello indicato dallo stesso Vitruvio. Il vero segreto dei
costruttori medievali e rinascimentali, risiedeva quindi nel fatto che l’arte
muratoria così come l’abilità nella creazione di sempre più arditi e armonici
edifici, era comunicata da maestro ad adepto (o allievo), esclusivamente per
via orale e solo e soltanto quando l’allievo stesso era ritenuto all’altezza
del suo maestro predecessore. L’operato era basato sulla fiducia e sulla stima
di chi riceveva le necessarie e spesso segrete informazioni, non solo per
metterle in atto ma anche e soprattutto per essere a sua volta lui stesso
capace di trasmetterle ai posteri. Con questa sapiente e per certi versi
occulta trasmissione di dati e manualità spesso mai trascritta (almeno fino in
fondo), l’arte muratoria come per altre corporazioni di mestiere, attraversando
i secoli è giunta fino a noi raccontata e affidata semplicemente ad un
linguaggio di simboli impressi nella pietra lavorata, che solo chi era
realmente a conoscenza della loro chiave di lettura poteva interpretare e
nuovamente riprodurre.
Spesso nelle decorazioni dei capitelli come nelle
architravi e nei vari sapienti particolari costruttivi, si nascondeva lo stesso
volto scolpito e l’operato del progettista e del capomastro (riconoscibili dal
proprio marchio o simbolo) responsabili della costruzione o della
trasformazione di un edificio.
Cavaliere, monaco e architetto |
Nanni di Banco, Quattro Santi Coronati, Firenze, chiesa di OrSanMichele, Formella di base del Tabernacolo raffigurante una bottega con i maestri al lavoro |
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